Intervengo nel dibattito nutrendo più motivi d'imbarazzo. In primo luogo credo di essere l'unico non-meridionale che ha preso la parola in questo dibattito, se si prescinde dal segretario che è intervenuto per motivi istituzionali. Lo dico per sottolineare un elemento critico di questa discussione e cioè se è ovvio che il problema meridionale va affrontato in primo luogo dai compagni meridionali, come facciamo a farlo diventare un problema nazionale senza che al dibattito su questo tema partecipi almeno il quadro dirigente nazionale dell'intero Partito? è un limite che bisognerà rapidamente superare.
Il secondo motivo di imbarazzo è legato al fatto che io non sono uno specialista di questioni meridionali. Questo, in qualche modo pesa: guardare alla questione meridionale dal Nord può significare assumere ottiche diverse e, comunque, evidenziare elementi diversi da quelli che altri compagni hanno sottolineato, ma senza avere il possesso pieno della materia.
Il terzo elemento di imbarazzo è motivato dal fatto che ho seguito con grande attenzione il dibattito, appun-tandomi le cose che mi parevano più significative dal mio punto di vista ma non sono riuscito, ovviamente, in questo spazio ristretto a metabolizzarle e a collocarle in modo organico nel mio schema di lettura della situazione nazionale.