Sono convinto che una sinistra antagonista, comunista, non riuscirà a contrapporsi, globalmente e strategicamente, allo "spirito" di Maastricht, se non rifletterà sul rapporto tra Europa (processo di costruzione europea) e popoli della "periferia".
In questo tornante decisivo si inserisce una riflessione politica sul ruolo del Mezzogiorno nel Mediterraneo. Non a caso, infatti, le forze neoliberiste (esterne ed interne al governo Prodi), i poteri economici e finanziari dominanti, individuano una funzione del Sud d'Italia, all'interno dei processi di globalizzazione, come uno dei poli di un modello di sviluppo duale. Il disegno è di fare del Mezzogiorno una specie di Malesia, imponendoci il modello sud/est asiatico; non più, come in fasi precedenti, riserva di forza/lavoro, né mercato di sbocco, ma "zona franca" per i settori produttivi meno innovati, con grossi processi di devastazione territoriale. Industria "nera", uso del territorio come base di una nuova accumulazione, processi di militarizzazione: il modello, pur nelle differenti versioni progettuali, è questo. Ad esso si collega una diffusa precarizzazione dei rapporti di lavoro (stagionalità, caporalato di massa, veri e propri segmenti di lavoro schiavistico, "gabbie salariali", con una impostazione addirittura prekeynesiana dello stesso ministro Treu, che sembra ancora considerare la disoccupazione uno "squilibrio" del mercato del lavoro).