Le complicità – i rapporti internazionali – la Somalia
Creano clamore e sacrosanta preoccupazione nelle popolazioni le notizie di stampa sulla massiccia presenza di scorie radioattive e inquinanti in Calabria. Si parla, oggi, della “collina della morte” ad Aiello e del relitto di una “nave a perdere”, imbottita di fusti pieni di veleni, al largo di Cetraro, ma, in realtà, la Calabria intera è diventata, nel corso degli anni, la “pattumiera” di rifiuti tossici e radioattivi che, come si sa, rimangono attivi e velenosi per migliaia di anni e rischiano di mettere un’ipoteca sul futuro. Sono cose che dovrebbero essere note. Per questo è forte la rabbia contro lo stupido egoismo di chi – forze criminali e complici politico-istituzionali – ha disseminato l’ambiente in cui viviamo di veleni che fanno rimanere esterrefatti di fronte a questa inciviltà autodistruttiva. È lo sgomento per questa drammatica prospettiva che mi ha portato a richiamare, quasi con puntiglio ossessivo, nel corso della mia attività politica e parlamentare, l’attenzione su una problematica che andava sconvolgendo, drammaticamente, il Mezzogiorno e particolarmente alcune aree della nostra Regione. Gli atti della Camera dei Deputati ne registrano la testimonianza. Purtroppo, vari interventi parlamentari e, soprattutto, la proposta di una specifica Commissione d’inchiesta “sui rifiuti nocivi e sulle attività illecite connesse in Calabria e nell’Alto Jonio” presentata alla fine degli anni ’90, lasciarono insensibili i vari Governi e, purtroppo, le istituzioni locali, sebbene si precisasse la pericolosità, nel concreto, del sito ENEA della Trisaia a Rotondella, a ridosso della nostra Regione.