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Chi dona tramandaCHI DONA TRAMANDA - Studi si alcuni aspetti della vita sociale, culturale e politica degli italo-albanesi in Calabria - 1988
(presentazione di Mario Brunetti - £ 20.000 - 168 pag.)
Autore: C. Brunetti - G. Cacozza - P.L. Oranges - G.C. Siciliano
Editore: Calabria Letteraria Editrice
Presentazione:

 

 

La raccolta in volume dell'esperienza di ricerca di quattro giovani intellettuali, titolari di altrettante borse di studio assegnate dalla Lega Italiana della Minoranza Albanese e finanziate dall' Assessorato regionale alla P.I. e Promozione culturale, costituisce un altro tassello importante dello sforzo faticoso che l'Associazione più rappresentativa degli italo-albanesi sta facendo per mettere a disposizione una collana, relativamente completa, di materiali e di «strumenti didattici» come base propedeutica di un programma di conoscenze e di insegnamento della lingua, della storia e della cultura arbëreshe.
Questa scelta non nasce solo dalla necessità di mettere la comunità nel suo complesso, i comuni interessati, gli enti sub-regionale e la stessa Regione Calabria nelle condizioni di prepararsi a gestire, ognuno per la propria parte e senza ritardi, la possibile entrata in vigore della Legge-quadro nazionale sulle minoranze linguistiche, ma anche dall'esigenza di operare un salto di qualità nel lavoro di ricerca per essere in grado di dare basi scientifiche ad un organico ed efficace intervento di salvaguardia.
Molto è stato fatto, in passato, nel mondo arbëreshe, da circoli, associazioni, giornali, singole personalità; un lavoro utile - che ha surrogato sovente l'assenza delle Istituzioni - e prezioso per tener desta una speranza. Oggi, però, tutto questo non basta più: o si fa un grande salto di qualità, ponendo la «questione» come problema organico, da non più sottacere e sottovalutare, in tutte le sue implicazioni politiche e sociali, oppure gestiremo, nel prossimo futuro, un cimelio da guardare al più con curiosità culturale, ma pur sempre «passato» da imbalsamare.
Uscire da questa antitesi morta, impone a tutti una rilettura attenta della realtà, una scientificità di indagine, un' organica catalogazione di dati e materiali, un'uscita dalle ripetitività delle fonti bibliografiche e di ricerca, una ricostruzione della nostra storia con lo scandaglio dell'intelligenza, una capacità di proposta che esuli da un puro e semplice lavoro di sensibilizzazione culturale che, pure, non può venir meno in tutto il corpo della comunità.
Di questo salto abbiamo urgente bisogno per un duplice motivo concomitante: da una parte il forte risveglio etnico-linguistico che, del resto, è fenomeno europeo, e, dall'altra, la coscienza che ci troviamo al punto limite tra l'inizio di un declino irreversibile e la possibilità di innescare un processo di freno alla totale omologazione.
1. Questo inaspettato rinascere e riproporsi del movimento di identificazione delle minoranze etnico-linguistiche, ha smentito ogni convinzione che questo fenomeno fosse retaggio di società pre-industriali, ormai definitivamente assorbito ed annullato nell'Europa-Occidentale. In realtà il movimento nasce e si sviluppa proprio con l'avanzare delle società industrializzate.
La radice più profonda di questo risveglio, che diventa sempre di più coscienza comune, sta proprio nella consapevolezza che la «società tecnologica» e i meccanismi omologanti che investono e regolano le società consumistiche dell'Occidente, rischiano di portare a compimento quel «genocidio culturale» di cui Pasolini parlava nel '75, con la conseguente scomparsa delle specificità etnico-linguistiche regionali.
La scuola è divenuta strumento di questo processo di annullamento, portatrice di una modernità drogata che, impedendo l'esplicarsi delle antiche soggettività e, comunque, non dando modo di alimentare, costruire e sviluppare una «propria cultura» popolare di cui è imbevuta la storia delle comunità linguistiche minoritarie, produce effetti devastanti e distruttivi sulla loro esistenza.
I mass-media dal canto loro, divenuti canali di trasmissione di messaggi di arrivismo, di conformismo, di sub-cultura, di aggressività, impastati in un disegno generatore di spasmodica ansia imitativa, producono e alimentano comportamenti unificanti e distruttivi di ogni memoria storica.
Dentro questo scenario della società «moderna» si risveglia una «seconda coscienza» nelle minoranze etnico-linguistiche che fa scattare la molla della resistenza verso questo miscuglio livellato di valori, non come volontà di rimanere legate ad un passato da contemplare in termini archeologici o di riconoscersi in una cultura da museo, ma come unica possibilità di difesa di una realtà presente nel mondo di oggi, viva e palpitante, fatta di uomini e donne in carne ed ossa, portatrice di forti idealità, nuovi bisogni e valori positivi, la cui richiesta di legittimazione sta tutta dentro lo spirito democratico della Costituzione italiana.
2. Alla base, dunque, di questa nuova stagione di “rinascita arbëreshe” sta la riaffermazione, in una fase di grave rischio per la propria sopravvivenza, di una identità «diversa» che è, però, ricerca di identità collettiva e che presenta la propria diversità come simbolo e rivendicazione.
Sotto questo aspetto la comunità italo-albanese, per i legami molto solidi che la fondono, per le componenti affettive e di solidarietà di gruppo, per le sue esperienze di avanguardia nelle fasi più significative della storia risorgimentale e nello scontro sociale del secondo dopoguerra, per la sua avversione innata al conformismo, per la sua insofferenza verso ogni ideologia di subordinazione al potere, si è proposta nel passato e si ripropone oggi, essa stessa come «valore positivo» non solo verso i suoi membri, ma anche verso il complesso della società.
Per questo motivo, gli arbëreshe, oggi, anziché chiudersi in una vecchia torre, vivendo apocalitticamente la propria fine, con la orgogliosa rivendicazione di una loro identità, lanciano una sfida alta contro l'omologazione che si rifiutano di dare per compiuta o scontata. Siamo, dunque, di fronte ad uno scatto «dentro», una sorta di “seconda coscienza”, appunto, che si sveglia e che spinge gli italo-albanesi ad identificarsi nella propria diversità culturale non come incubo o nostalgia, ma come necessità di difesa di una propria peculiarità che fa da freno al compimento di un genocidio linguistico che sta procedendo attraverso l'omologazione nei Del resto, la stessa esperienza dei movimenti etnico-linguisti, in Italia è in Europa, è segnata da questa caratteristica di rifiuto all'appiattimento. Il filo rosso che unisce tutti è quello di volere rivivere, ripraticare i valori della vita e della convivenza senza annullarsi. Quasi mai si tratta di un ritorno passivo al passato, bensì l'esplodere di valori nuovi per cui la ricerca della identità etnico-linguistica è anche il tentativo di recuperare una <maturalità» perduta da opporre, in maniera speculare, alla artificialità della società consumistica. La ricerca del passato, da questo punto di vista, diventa sempre invenzione, o reinvenzione, del passato stesso per farlo vivere nell'oggi, attraverso forme di presenza e di rappresentazione di “nuovi bisogni” tali da dare alle minoranze linguistiche un carattere spiccatamente moderno e progressista. Per questo il «movimento» delle minoranze pone all'ordine del giorno la ridefinizione di ogni aspetto della vita sociale e la rimessa in discussione dei rapporti umani che non possono più conciliarsi con una concezione unilaterale, monolinguistica e mono-culturale dell'organizzazione della società.
Dentro questa dimensione dei problemi, appaiono quanto meno inspiegabili gli atteggiamenti di timidezza, quando non di vera e propria ostilità, delle classi dirigenti di governo che continuano a cincischiare sulla emanazione di provvedimenti legislativi atti ad affrontare il problema delle minoranze etnico-linguistiche in una prospettiva di valorizzazione.
Importante è stato in questi anni, a fronte di queste titubanze ed inerzie, il ruolo di sensibilizzazione e di ricerca della Lega Italiana di Difesa della Minoranza Albanese che è andata ponendo con forza la necessità di rompere un irragionevole silenzio, che dura ormai da quaranta anni, dei poteri istituzionali verso le minoranze linguistiche.
Il merito dell' Associazione è stato quello di aver fatto uscire il problema degli arbëreshe, con un'opera costante di ricerca e collaborazione con strutture pubbliche, Università e Istituti scientifici a livello italiano e internazionale, da una sorta di ghettizzazione, inserendolo in un discorso di respiro generale e, soprattutto, aprendo una riflessione sulla inscindibilità di un intervento di difesa linguistico-culturale da un efficace programma di difesa delle condizioni materiali delle popolazioni interessate per bloccare il degrado e la rassegnazione nelle comunità.
Lo stesso problema dell'introduzione dell'insegnamento della lingua madre nelle scuole dell'obbligo, se non venisse inserito in un disegno di cambiamenti strutturali, finirebbe per essere un puro fatto formale, semplice 'arricchimento' della lingua italiana che svuoterebbe ogni indirizzo di politica plurilinguistica, discostando il nostro dagli altri paesi civili del Mondo.
Sono questi tutti elementi di discussione all'interno delle comunità arbëreshe, che vanno sempre più prendendo coscienza del proprio ruolo positivo e discutono con lo sguardo rivolto in avanti.
Questa presa di coscienza collettiva dimostra che l'antico sopravvissuto a tutte le catastrofi naturali in 500 anni e messo in pericolo, oggi, dai valori della società dei consumi e dello spreco, mette in dubbio i valori del post-moderno, resiste alla devastazione, blocca, comunque, un processo che potrebbe essere inesorabile di morte.
Siamo certamente ancora in mezzo al guado: si può essere risucchiati nel vortice del nulla, oppure approdare sulla sponda tranquillizzatrice. Ognuno deve fare la propria parte per impedire la deriva.
Con questa consapevolezza e nell'intento di dare il proprio contributo, la «Lega» ha alzato il tiro della sua ricerca, dando basi scientifiche solide al proprio lavoro, stimolando studi, spingendo Istituzioni pubbliche ad assumere impegni, concretizzando iniziative di studi linguistici e di formazione professionale, stimolando giovani studiosi ad un proficuo impegno.
La pubblicazione di questo volume è frutto di questo sforzo, consapevole che anche la socializzazione degli studi, delle ricerche, delle conoscenze, assume oggi un ruolo dirompente. Mettendo a disposizione questo primo, prezioso materiale di ricerca si vuole, da una parte arricchire gli strumenti didattici di apprendimento e, dall'altra, offrire una base per ulteriori riflessioni ed approfondimenti.
Se rivolgiamo lo sguardo all'indietro e facciamo un raffronto con i fermenti di oggi, possiamo dire ragionevolmente che passi in avanti se ne sono fatti e che spiragli importanti davanti a noi si aprono.
Si tratta, ora, di utilizzare bene le intelligenze, di riciclare in positivo un enorme bagaglio di idee che abbiamo messo in campo, di generalizzare a livello di coscienza collettiva la necessità di «passare» oggi per non dover domani gettare nel cestino delle utopie le nostre speranze.