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Collana meme 2003IL CORAGGIO DELLA COERENZA - 2003
(ISBN 978-88-907177-2-0 - Presentazione di Giovanni Russo Spena - € 15,00 - 463 pag.)
AutoreMario Brunetti
Editore: Istituto Mezzogiorno Mediterraneo - Rubettino
Presentazione:

 
 
 
 

Una vita, una scelta di campo, quella di Mario Brunetti. Netta, determinata, irriducibile, coerente, ma non per questa faziosa, determinista, settaria. Anzi, la coerenza nelle scelte di fondo si è andata sempre più coniugando ad uno spirito di ricerca forte, ad una capacità di innovazione, ad un desiderio vivissimo di comprendere sempre il contesto in cui i singoli avvenimenti, le singole narrazioni politiche andavano prendendo man mano forma.
Collana Meme 2003Mario Brunetti è stato ed è, per formazione culturale, per militanza politica, per propensione intellettuale, il classico "intellettuale organico", membro di una comunità di ricerca, così come da Gramsci (il teorico marxista da Mario più amato) è stato descritto. Ho conosciuto Mario più di trenta anni fa, nei primissimi anni '70; il suo tratto gentile, l'ospitalità sua (e della sua famiglia) squisitamente calabrese, il suo forte sentimento di amicizia mi hanno subito avvolto. Mario, per fortuna, non ha mai scisso vicenda umana, vicenda sentimentale, vicenda politica: la gentile socializzazione delle comunità albanesi ha avuto su di lui un'influenza forte.
All'inizio degli anni '70, per l'appunto, ha avuto inizio il nostro lungo percorso comune, molto militante, molto appassionato. Abbiamo gioito e sofferto insieme, abbiamo conosciuto vittorie (poche) e sconfitte (tante); abbiamo anche litigato, talvolta; abbiamo fatto scelte parzialmente diverse, in alcuni frangenti. È importante, peraltro, prendere atto che, oggi, siamo ancora qui a ricercare insieme, a tentare di comprendere insieme, ad arrovellarci sui percorsi, sui tratti di identità, sui temi che possono permettere la ricostruzione di una sinistra alternativa. Non solo amicizia e stima sono intatte, ma il filone di ricerca e di identità ci unisce ancora. Non è facile né scontato, dopo alcuni decenni; Mario ed io abbiamo conosciuto tante compagne, tanti compagni che si sono arresi o che, addirittura, hanno disinvoltamente mutato campo di impegno e di azione. La pubblicazione degli scritti e degli interventi di Mario Brunetti, non a caso intitolata "li coraggio della coerenza", è, pertanto, a mio modesto avviso, non solo utile alla mia generazione per tracciare punti di riflessione che sono ancora collettivi, ma presenta altre due caratteristiche preziose. Da un lato, infatti, essa può essere leva di approfondimento, ricerca, memoria storica, per le nuove generazioni politiche (che vivono, per fortuna, una ripresa di movimento, di conflitto, di elaborazione teorica che ci parla di una vera e propria diffusione globale, di un mutamento di fase che supera, in ogni caso, al di là degli esiti immediati, la desertificazione del "pensiero unico"). In secondo luogo, la pubblicazione evidenzia, pur tra spunti tutti di grande interesse, soprattutto il nocciolo duro, il "filo rosso" della vicenda politica di Mario, che vedo in due articolazioni connesse: il rapporto, sofferto ma costante, tra riunificazione del proletariato ed istituzioni; e, all'interno di questo ambito più vasto, la priorità della "nuova questione meridionale". Un tema che è presente, infatti, in tutte le iniziative politiche, parlamentari, di massa di Mario Brunetti (un tema su cui, spesso, abbiamo lavorato insieme) è la riflessione critica sul rapporto tra autogoverno, processi di produzione sul territorio, sviluppo "autocentrato". In questo nesso viene esaltata la battaglia di Mario Brunetti contro la legge maggioritaria (fu relatore di minoranza), la sua presidenza del Comitato per i Diritti Umani, sia in sede nazionale che europea, la sua presenza attiva, dotata di grande capacità di indagine ed inchiesta, come componente della Commissione Antimafia. È qui la genesi della sua grande passione politica e, insieme, l'obiettivo della sua ricerca di una intera vita: il rilancio del Mezzogiorno, la riscoperta e la rilettura della "questione meridionale", nel senso forte in cui l'intendeva Gramsci, come critica di un modello produttivo, come analisi delle classi, come metafora del blocco sociale proletario da ricostruire con la soggettività politica, con la forza del cambiamento, con la capacità di egemonia, con l'intellettuale collettivo. Gli annuali "Itinerari Gramsciani", che Brunetti organizza nelle splendide terre albanesi della Calabria, terre nelle quali si coniuga la ricchezza culturale delle minoranze linguistiche con la sfida della cooperazione nel Mediterraneo, costituiscono momenti di confronto importante e segmenti di progettualità che, purtroppo, troppo spesso le sinistre trascurano. Ciò che mi ha colpito, partecipando agli "Itinerari Gramsciani", è il senso comune di massa, la partecipazione popolare a dibattiti di elevato livello: siamo di fronte a segmenti di «università popolare», ad un ambito geopolitico di elevato interesse, ideato ed amorevolmente costruito, giorno dopo giorno, da Mario Brunetti. Un itinerario di ricerca, un impegno di vita hanno spessore, a me pare, quando affondano su salde radici storico/politiche (e Mario non è stato mai un opportunista, un trasformista, un "centrista"), su una continuità di percorso, ma anche sulla capacità di innovazione, di comprensione e governo dei fenomeni nuovi della realtà sociale. È qui la differenza tra una nobile ma statica coerenza di testimonianza e la presenza, invece, anche sofferta, aspra, nella contemporaneità. li nesso tra passato e presente è in Mario fortissimo: ieri (all'inizio degli anni '70) discutevamo con passione e scientificità dello "sviluppo autocentrato" del Mezzogiorno (di una industrializzazione, cioè, che nascesse dalle risorse locali, che non violentasse ed offendesse territorio e comunità) oggi discutiamo del Mezzogiorno d'Italia dentro un Mediterraneo mare di pace. Facciamo i conti, quindi, con la crisi, il degrado che si abbatte sulle civiltà mediterranee, con i neocolonialismi del comando imperiale nella fase della crisi della prima globalizzazione liberista, in cui la guerra "preventiva" e permanente si sostituisce alla politica, diventa nuovo principio ordinatore.
Incontriamo, purtroppo, guerre, xenofobie, separatezze extranazionalistiche, fondamentalismi integralistici. Ci interroghiamo, oggi, sulla difficile relazione che intercorre tra globalizzazione ed identità, tra integrazione egualitaria e fondamenti delle differenze, intese come risorsa, ricchezza, non privilegi e competitività liberista. E ancora: come si trasforma il territorio meridionale, evitando grette ed anguste chiusure localistiche, in luogo che realizzi le comunità come ambito vivo di culture, relazioni, usi, stili di vita? E come si interconnette il rapporto, non facile, tra territorio e "meticciato" (e, quindi, tra identità comunitarie e migrazioni di popoli, tra mercato del lavoro e nomadismo migratorio)? Sono, a me pare, i grandi temi della ricerca comunista che vuole accettare la sfida del mutamento dei paradigmi senza mummificare se stessa. Mario Brunetti, di questa difficile ma esaltante sfida, è parte attivissima, coltivando l'elogio del dubbio e la criticità dell'intellettuale Gramsciano.
Giovanni Russo Spena